Ci siamo quasi ormai.
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7.3.12
It's only springtime
2.11.11
Long Playing - A Creature, I Don't Know

Bene, qui non si tratta di elogiare uno dei talenti più enormi e non ancora espressi del tutto del panorama folk inglese e in generale di tutta la musica Uk, bensì ridare fiato alla crescita artistica, avere quella quieta pazienza verso chi non ha ancora raggiunto la piena consapevolezza dei propri mezzi e prova ad arrivarci inanellando dischi come se fossero mattoni, scalini.
Sostanzialmente ascoltare Laura Marling non equivale ad avere tra le orecchie l'ultimo nome di grido iperpromosso da ogni web-zine del globo (quelli che poi dimenticheranno quel nome entro 3-4 anni), ma assistere a questa costruzione di donna adulta con in mano una chitarra, iniziare ad osservarla con sguardo e devozione paterna.
A Creature, I Don't Know è la terza tappa di questa ragazza inglese proveniente dalla marittima e meridionale Hampshire, tappa che riserva una altitudine da grande cantautrice folk, dove conferma il cambio di rotta del precedente I Speak Beacuse I Can ai danni del puro folk-pop del disco d'esordio Alas, I Cannot Swim; tutti titoli molto emblematici, non so quanto volutamente, ma ad ognuno di questi corrisponde una verità.
Una creatura che conosce solo la sua incomprensibilità: bianca e impalpabile in I Was Just a Card, fragile e pallida in Rest in the Bed e Night After Night. Don't Ask me Why, niente risposte che sfociano tutte d'un fiato nell' implosione irrascibile e sporca di The Beast.
Tutto il disco, tranne l'irresistibile dialogo jazzato di The Muse, vive di una sorta di stabile emicrania, di contemplazione per ciò che inadeguatamente ci si ritrova ad essere davanti ai familiari, al proprio compagno e al proprio specchio, una assenza d'identità lontana da quelle donne che si trova a fissare con devozione (Salinas).
Dopo le dolci e innevate solitudini di I Speak Because I Can, la Marling trova il coraggio di mettere a nudo ogni pensiero che la corrode, fino a disfarsene sul calare di Sophia, nome dato a una ipotetica controfigura femminile dai caratteri cristiani ispirata da una novella di Robertson Davies, nome che riecheggia anche in The Beast, tutti e due i brani più ambiziosi del disco.
A spiccare c'è inoltre una particolare cura per gli arrangiamenti, dove banjo, violini, chitarra, e batteria spiccano senza mai scavalcare le intenzioni dei singoli brani.
L'arte della Marling per adesso ha il retrogusto acerbo della sua età (22 anni), funzionale però ad essere il contraltare sonoro delle autunnali giornate di una Rory Gilmore, di una qualsiasi coetanea che si sfida ogni giorno ad essere veramente una donna senza cedere alle moderne e maschiliste trappole che rendono quel ruolo una pura e calcolata artificialità. I dischi della Marling come unità di misura intima ed invisibile per misurare lo spazio degno di ogni personale mattone, per ogni scalino; ed infine arrivare a quel momento fatidico dove l'ormai donna osserverà, sempre insieme a quei dischi, le scelte fatte in questo attuale presente dove domina una fiera e pura incompletezza.
Uno dei tesori nasccosti più luminosi della musica inglese, se casomai non si fosse ancora capito.
Sito Ufficiale
Laura Marling Fan Site
11.10.11
Canzone della settimana - Four Walls
Massive Attack Vs Burial.
Questi due nomi dicono già tutto anche in termini sonori: Non si smentisce niente, il maestro e l'allievo, non c'è davvero niente da dire...anzi no! Hope Sandoval.
La voce della Sandoval è l'unico salvagente in questa perdizione grigia e nebbiosa, su cui si riflettono frammenti esoterici, echi trascendentali e una inafferrabilità eterna, mentre le delimitazioni accennate nel titolo provocano solo lunghi brividi.
Four Walls/Paradise Circus è un 12 giri, esaurito e distribuito dalla Inhale Gold e la Vinyl Factory, contenente due remix realizzati da Burial per due brani dei Massive Attack, di cui il leader, Robert Del Naja ha curato pure la copertina. Four Walls è una traccia inedita e mai pubblicata dal gruppo di Bristol, quindi oggettivamente parliamo di una versione differente dall' originale, in altri termini, più o meno temporanei, si parla di un vero inedito dove l'enfaint prodige della Dubstep inizia a dialogare con i fratelli maggiori, una occasione da tramandare e ricordare, che si replicherà a breve quando sarà ormai nota la seconda traccia, la ben conosciuta Paradise Circus. Niente paura, Hope Sandoval sarà ancora lì a tendervi una mano.
Massive Attack blog
Dettagli
Questi due nomi dicono già tutto anche in termini sonori: Non si smentisce niente, il maestro e l'allievo, non c'è davvero niente da dire...anzi no! Hope Sandoval.
La voce della Sandoval è l'unico salvagente in questa perdizione grigia e nebbiosa, su cui si riflettono frammenti esoterici, echi trascendentali e una inafferrabilità eterna, mentre le delimitazioni accennate nel titolo provocano solo lunghi brividi.
Four Walls/Paradise Circus è un 12 giri, esaurito e distribuito dalla Inhale Gold e la Vinyl Factory, contenente due remix realizzati da Burial per due brani dei Massive Attack, di cui il leader, Robert Del Naja ha curato pure la copertina. Four Walls è una traccia inedita e mai pubblicata dal gruppo di Bristol, quindi oggettivamente parliamo di una versione differente dall' originale, in altri termini, più o meno temporanei, si parla di un vero inedito dove l'enfaint prodige della Dubstep inizia a dialogare con i fratelli maggiori, una occasione da tramandare e ricordare, che si replicherà a breve quando sarà ormai nota la seconda traccia, la ben conosciuta Paradise Circus. Niente paura, Hope Sandoval sarà ancora lì a tendervi una mano.
Massive Attack blog
Dettagli
20.9.11
Canzone della settimana - A Mountain We Love / Wax
(Innanzitutto bisogna subito decifrare il videogioco citato in questo video frullatore dove una moto quattroruote si ribalta in tutta allegria.)
Si tratta semplicemente di seguire le tracce dei Wild Beasts senza fare troppo rumore, evitando di scuotere troppo i vari cespugli e non infangarsi nelle pozzanghere. Eseguire i passi giusti, poi si vedrà se questi giovanissimi Theme Park avranno la pellaccia dura, per ora hanno esordito a fine Agosto con il loro primo 45 giri: A Mountain We Love / Wax. Il promettente incidere acerbo della tipica band alle prime armi c'è tutto, da mettere a posto qualche dettaglio elettronico, possibilmente.
Il basso è il rilievo, ed è un bene in generale.
Keep on!
Sito Ufficiale
Soundcloud
30.8.11
Canzone della settimana - Terra Incognita
Per trovare in una ipotetica griglia fatta di parole crociate le sillabe che vanno a comporre il nome di Bradford Cox, dovremmo per forza muoverci in senso verticale, distante dalle regole di ogni classico cruciverba.Fatta di una sempre più progressiva crescita qualitativa tra i Deerhunter e i suoi lavori solisti sotto il moniker di Atlas Sound, la carriera di Cox si arricchisce nuovamente con l'annunciato Parallax, terzo disco ufficiale del suo progetto personale. Si sottolinea Ufficiale visto che Atlas Sound vanta una sterminata serie di materiale inedito pubblicato sul web gratuitamente, spesso raccolte anche sottoforma di volumi (come le recenti Bedroom Databank), niente di cui stupirsi se lo stesso web, anni prima, rese il secondo album dei Deerhunter, Microcastle, un doppio LP, "soffiando" allo stesso Cox del materiale inedito lasciato fuori da quelle registrazioni e rinominate in seguito come Weird Era Cont.; matieriale che ampliò il bagaglio di colori di quel folgorante lavoro, tanto che la 4AD ha in seguito ripubblicato il tutto al nome di Microcastle/Weird Era Cont.
Bradford Cox soffre dalla sindrome di Marfan fin dalla nascita, ed è cresciuto in Alabama affrontando pure il divorzio dei genitori, una serie di situazioni che hanno di certo minato la sua infanzia, e vedere la sua figura sopra un palco, con quei contorni così visivamente fragili del suo corpo da un discreto effetto di rivalsa, che non viene mai sbandierata pubblicamente rendendola ancor più preziosa e fiera, ma è scontato non sorridere e provare affetto per l'apparente precarietà della sua esistenza, quanto per la il suo debordante talento.
La copertina di Parallax se confrontata con quella esplicita e nuda del precedente Logos, porta a una sorta di passo avanti, si rinfaccia una ulteriore libertà che sfiora pure l'ironia (e per chi riconosce la sospetta citazione, si sogna malinconicamente); tale da far promettere tante belle sorprese quanto quelle dello scorso album.
Terra Incognita è la meta trovata dopo tanto vagabondaggio lunatico, tra detriti d'arcobaleno e grigie e desolanti distese spaziali, si rileva, incustodita in un rifugio da cui trapela la luce delle stelle, qualcosa per cui vale la pena ricominciare tutto, per l'eternità, verso l'inesplorabile.
Parallax sarà distribuito ufficialmente l'8 Novembre, Terra Incognita è disponibile al download gratuito.
http://www.4ad.com/parallax/
29.6.11
Canzone della settimana: Blood never lies/Benediction

He tells me how it all started, whose siren song he answered to arrive in the city, whose kept him there... Joey Ramone, a teenage Beck Hansen, Jim Jarmusch and Jean-Michel Basquiat at the Todd's Copy Shop, Patti Smith in Creem magazine and the birth of hardcore.
http://www.blogotheque.net/
23.5.11
Canzone della Settimana: Night Air

Ibrido confuso e poco incivo? o il grande passo del Dubstep verso orrizzonti pop?
Il ventisettenne Jamie Woon ha pubblicato l'11 Aprile per la mitica Polydor un esordio costato 3 anni di lavoro e che propone non solo una nuova e giovane alternativa soul che si circonda dei ritmi metropolitani della Dubstep dopo Blake e xx, ma sa condurla nelle trame R&B odierne che sono il nuovo verbo mainsteam; ulteriore passo in avanti in fatto di contaminazioni e opportunità avvalorate da una eleganza e uno stile del tutto particolare che rischia di far passare tutto il resto in secondo piano. La cura e la perizia che possono vantare i brani di Mirrorwriting non hanno eguali per una fruibilità che non sacrifica ambizioni e buon gusto; ci si ritrova coinvolgimento ritmico, atmosfere soffuse e veri e proprio brani che ricoprono tutto l'album di un fascino sensuale.
La multietnicità statunitense incontra quella di Londra e si concentra nella voce di questo giovane cantautore che ha trovato pure il consenso di uno dei padri della Dubstep, ovvero Burial che co-produce Night Air, brano d'apertura del disco.
Night Air by woon
A dispetto di alcune critiche che sottolineano che Jamie Woon non propone niente di innovativo, la proposta in questo caso è tra le più rilevanti e interessanti di quest'anno. Conferma una corrente tutta nuova fatta da giovani artisti innamorati di atmosfere capaci di dialogare con il silenzio e di farne tesoro, e lancia una nuova promessa musicale che viaggia in equilibrio tra impulsi da popstar e lucidità contemporanea.
Video di Night Air
Testo:
Night air has the strangest flavor
Space to breathe it, time to savor
All that night air has to lend me
Till the morning makes me angry
In the night air (x3)
I’ve acquired a kind of madness
Daylight fills my heart with sadness
And only silent skies can sooth me
Feel that night air flowing through me
In the night air (x3)
I don’t need those car crash colors
I control the skies above us
Close my eyes to make the night fall
Comfort of the world revolving
I can hear the earth in orbit
In the night air (x3)
I’ve acquired a taste for silence
Darkness fills my heart with comfort
And each thought like a thief is driven
To steal the night air from the heavens
In the night air (x14)
10.5.11
Canzone della settimana: Every Night My Teeth Are Falling Out
Non c'è proprio una rivelazione, una concretezza di fondo nelle soavi nebbie che circondano la musica di Burst Apart, nuovo album degli Antlers annunciato come imperdibile.Poco coese le trame d'atmosfera che si distendono a fatica per tutto l'album, che vive di maggior brillantezza quando la band decide di proporre vere e proprie canzoni, tra cui Every Night My Teeth Are Falling Out e Corsicana.
Disco che è una sorta di manifesto per le nuove leve dell' indie-rock che non riescono a stampare un disco che sia incisivo ed essenziale, capace di rendere tutto ciò che si vuole comunicare senza nascondersi dietro il velo del suono, di una esaltazione per i dettagli sonori, per le atmosfere che spesso però non hanno la necessità di trovare l'intreccio giusto con le altre caratteristiche di un pezzo.
Anche qui le capacità ci sono, ma manca qualcosa, qualcosa che in ambito Indie non sia sempre autocompiacimento.
Testo:
One bad night I'll hold the glass until the glass can hold me down
And one bad night I'll spill and spill until my feet begin to drown
And one bad night I'll hear you calling me to help you not pass out
You and I divide but not devout
Every night my teeth are falling out
Try x7 to gain control of the floor
One dumb night I'll make a point to take in all the ballroom ground
One dumb night I'll take you out to the bar we both blacked out
One dumb night two bad decisions don't divide to cancel out
You and I divorce but not devout
Every night my teeth are falling out
Every night my teeth are falling out
Try x7 to gain control of the floor
Try x5 Every night my teeth are falling out
3.5.11
Canzone della Settimana: Witches
C'mon, ovvero codificare una intera carriera fatta di 9 album e diversi Ep per la band di Duluth, Minnesota, i Low.Disco che ha il sapore della tenacia, della sopravvivenza di sentimenti fragili portati al riparo per anni e racchiusi umilmente in canzoni tiepide e rassicuranti, ma mai arrendevoli, Witches ne è l'esempio più esplicito.
Pezzo tradizionalmente rock, la vecchia ed essenziale ricetta che qui accenna semplicemente a quanto sia ancora ineguagliabile in fierezza e testardaggine, con un testo che però ha una punta d'amarezza, un desiderio tradito da una persona, lo stesso desiderio che si può ritrovare nel titolo del disco: C'mon, Let's stay together.
Testo:
You played the part of the one who was taken down by gods
All I could think about was how a guy like me could fight them off
And when you finally submitted to embarrassing capture
Out of the corner of my eye I see my children in rapture
One night I got up and told my father there were witches in my room
He gave me a baseball bat and said: "here's what you do"
When you have finally submitted to embarrassing capture
Take out that baseball bat and show those witches some pasture
All you guys out there tryin' to act like Al Green
All you guys out there tryin' to act like Al Green, you're all weak
Cause when you've finally submitted to embarrassing capture
All you guys out there gonna wish you were Al Green
20.4.11
Canzone della Settimana: Supercollider
Uscito 17 Aprile per il Record Store Day in sole 2000 copie, il 16 giri The Butcher/Supercollider è l'ennesimo frammento fatto cadere dai Radiohead in una fase della loro carriera che oserei definire ludicamente enigmatica, quasi transitoria come il nuovo lavoro The King of Limbs uscito nei negozi in formato fisico il 28 Marzo.
Dall' Estate del 2009 la band ha iniziato a seminare nuove canzoni nei formati più disparati, a presentarle dal vivo in occasioni e modi differenti, fino ad arrivare al formato newspaper per il nuovo album con tanto di ideazione di un giornale, The Universal Sigh distribuito in diverse parti del mondo (a Londra era presente pure Thom Yorke).
Oltre a queste campagne e promozioni più o meno discutibili e interessanti, non c'è stato finora nessun annuncio di un tour a supporto, oltre alle interviste di rito che sono state pochissime e disinteressate dai protagonisti riguardo al nuovo lavoro, non ultima la smentita di Ed O'Brien su un possibile seguito del disco.
Oggi si scopre che The Universal Sigh conteneva pure un codice per arrivare al download gratuito di The Butcher/Supercollider. Quest'ultima strano ma vero è la canzone più lunga della loro carriera, autori di svolte sonore tra le più incisive della storia del rock ma senza mai lasciarsi andare alla tentazione di brani dalla forma così estesa, solo Paranoid Android si avvaleva di questo merito, appunto.
Supercollider è, sperando d'aver compreso almeno un po', un software di formulazione del linguaggio sonoro tramite composizione algoritmica e capace di creare, assemblare e sintetizzare centinaia di suoni e utilizzarli in modo interattivo e in tempo reale, (di recente ne è uscito pure un libro). Ciò potrebbe spiegare le atmosfere ossessive ma ovattate presenti nel brano, quasi amatoriali per quanto semplici, come a celebrare il sogno oltre la tecnica, un approccio puro e desideroso di quiete, qualcosa che Thom Yorke ultimamente fa emergere con più spontaneità nei suoi testi (Lotus Flowers), testimoni di una ricerca di pace sempre più concreta con il proprio spirito, con se stessi, uno dei fili narrativi che dava vita a contenuti così viscerali e instabili che animavano Kid A e Amnesiac e in generale anche la discografia della band.
Pablo Honey veniva pubblicato nel 1993, anno in cui l'enorme acceleratore di particelle, il supercollisore o Superconducting Super Collider veniva definitivamente abbandonato perchè troppo dispendioso (spesi 2 miliardi di dollari) e lasciato a se stesso, incompiuto, il paio con l'assenza di concretezza che circonda il Large Hadron Collider di Ginevra di cui a breve speriamo d'avere nuove notizie.
"The universal Sigh, It's what keeps me alive."
Così si ama ribadire ultimamente dalle parti di Oxford, tra celebrazioni di alberi secolari (il vero King of Limbs) e ideazione di un giornale di solo formato cartaceo, appunto. Poi chissà, arriverà pure il momento delle altre canzoni presentate dal vivo da Yorke e i suoi Atoms for Peace, magari incluse in un disco che meriterà più considerazione. Magari chi continua a dare il peso delle sorti della musica contemporanea a una band nata nel 1991 dovrebbe mettersi l'anima in pace.
Testo:
Super collider
dust in a moment
particles scatter
coming up from the soup
swimming upstream
before the heavens crack open
thin pixellation
coming up from the dust
in a blue light
in a half-life
in a high line
in an arc light
i'm a bass bin flip-flopping
i'm a pulse wave hot-stepping
i put the shadows back into the boxes
i put the shadows back into the boxes
i am open
i am welcome
for a fraction of a second
i have jettisoned my illusions
i have dislodged my depression
and put the shadows back into the boxes
i put the shadows back into the boxes
i've seen the angel hanging over the balcony
12.4.11
Canzone della Settimana: Candor/Clamor

From: http://candorclamor.com/
Lost in a Forest
Wake-up Call
Candor/Clamor è un 7" pollici uscito in 500 copie sul finire del 2010 e annunciato come una sorta d'esperimento e di ricerca verso nuovi orizzonti per i texani Balmorhea, giunti fin qui a quattro album realizzati a partire dal 2007.
Dischi dalla qualità enorme per la peculiarità nel fondere immagini e suoni in modo naturale, stimolando la mente a ogni scenario, ogni immagine persa nel nostro cammino, tra sogni e la semplice realtà. Scenari persi in uno spazio oscuro e che solo certe note sanno ripescare e identificare al meglio. Pure cornici musicali.
Sito Web
29.3.11
Canzone della Settimana: The Wilhelm Scream

Secondo singolo per il londinese James Blake estratto dal suo debutto omonimo di quest'anno che ha stregato la critica e pure il pubblico inglese che l'ha celebrato nelle ottime classifiche di vendita.
Disco che viaggia tra le stanze sofferte di Bon Iver e i tratti elettronici dei concittadini xx, elementi che vengono amalgamati con risultati alterni. Alcune canzoni appaiono acerbe e senza una compiutezza e una rifinitura sonora adeguata, altre semplicemente sono perfette, dalla cover di Feist, Limit To Your Love (presa in simpatia pure da Linus), a The Wilhelm Scream che non è altro che una rielettura di un vecchio brano del padre, James Litheland, chitarrista progressive di fine anni 60' e autore di Where To Turn.
Il video di The Wilhelm Scream è altrettanto perfetto e fedele all' anima del brano: Un precipizio su cui si addensano tutti i resti di un' animo deflagrato inconsapevolmente, e su cui si sprofonda tra ostinazione e dolore.
A soli 22 anni James Blake ha già un futuro che viaggia a vele spiegate, in attesa di ulteriore maturazione.
Testo:
I don't know about my dreams
I don't know about my dreamin anymore.
All that I know is
I'm fallin, fallin, fallin, fallin.
Might as well fall in.
I don't know about my love.
I don't know about my lovin anymore.
All that I know is
I'm fallin, fallin, fallin, fallin.
Might as well fall in.
I don't know about my dreams
I don't know about my dreamin anymore.
All that I know is
I'm fallin, fallin, fallin, fallin.
Fallin.
I don't know about my love.
I don't know about my lovin anymore.
All that I know is
I'm lovin, fallin, lovin, lovin.
Might as well love you.
I don't know about my love.
I don't know about my lovin anymore.
All that I know is
I'm turnin, turnin, turnin, turnin,
Might as well turn in.
I don't know about my love.
I don't know about my lovin anymore.
All that I know is
I'm lovin, lovin, lovin, lovin.
Might as well love you.
I don't know about my dreams.
I don't know about my dreamin anymore.
All that I know is
I'm fallin, fallin, fallin, fallin.
Might as well fall in.
21.3.11
My Chosen One
Non trovo niente di divertente, di ombellicale, e di autocompiaciuto nell' appassionarsi pubblicamente a un concetto di musica "indie" o dalla sostanza impopolare, spesso capita di trovarmi davanti ad accuse del genere che trovo così deboli e figlie di una insicurezza recondita nelle ragioni di chi non riesce a superare lo steccato imposto dal mercato, lo stesso però che ti permette di affezionarsi ad artisti che ti propongono una certezza di coralità, di condivisione più facile con altre persone, e di essere complici e spettatori di qualcosa di concreto e importante, perciò comprendo bene il disagio con cui si rispettano questi limiti.Perchè nello specifico caso dei Guillemots, non è divertente avere a cuore una band che fa puro pop senza che questo significhi sacrificare un immaginario e una condivisione d'intenti poco avvezza ad accettare alcune regole. Il risultato per chi li segue è quello di ritrovarsi spettatori di tanto talento non riconosciuto a dovere; niente condivisione, pochi concerti, niente intimo orgoglio.
Il motivo si può anche individuare nella genesi della band che si forma nel 2004: Si parte da Birmingham, città natale per il leader Fyfe Dangerfield con molteplici presenze in gruppi tra i più disparati, ci si sposta a nord di Londra per reclutare il rude batterista Greig con precedenti folk irlandesi alle spalle, per partire poi alla volta del Canada e raggiungere la splendida contrabassista Aristazabal "Arista" Hawkes che ha appena concluso un tour sopra uno Yackt per le grazie di un misterioso miliardario, ed infine con naturalezza, concludiamo il viaggio in Brazile per affidarci nelle mani di MC Lord Magrão, ex chitarrista di una band Death Metal di San Paolo e arrivato a Londra come Arista per cercare fortuna. Non proprio l' immagine di un gruppo di studenti che si ritrovano a suonare nei fine settimana, il motivo per cui si sono uniti è ignoto, così come la certezza che alcune loro esperienze precedenti siano vere, quasi pericoloso scoprirlo, ne va del fascino per i piccoli miracoli.
L'esordio avviene nel 2006 in piena esplosione Revival-wave e della sua strumentalizzazione modaiola, il cosiddetto Indie, un corto circuito che ha contribuito a contaminare di pregiudizi, percorsi artistici preconfezionati, e di regole l'intera scena indipendente, tutte logiche che potrebbbero ingabbiare la musica dei Guillemots, ma che di principio le ignora.
Guillemots in italiano significa uccelli di mare, dettaglio che si estende nell' immaginario che la band vuole evocare. Sparsi sono i riferimenti naturalistici evidenti, mentre la musica e fedelmente l'incrocio delle influenze dei musicisti in questione, dalle partiture ritmiche tra soul e musica brasiliana, la testardaggine cronica della chitarra nel partorire suoni stratificati, nascosti, lontani dalla melodia pop inglese, alla sola presenza del contrabasso; questo per quanto riguarda i ruoli base dei componenti, in aggiunta ci sono Sax (!), trombe, una Orchestra messa a disposizione dalla Polydor (Major), Mellotron, e suoni e campanelli vari degni di una autentica bottega delle cianfrusaglie sonore.
In tutto questo le canzoni di natura pop britannica di Fyfe si colorano con invidiabile equilibrio e da lì prendono l'ispirazione e l'ampio respiro per canzoni a volte troppo estese per essere solo pop. Over the Stairs e São Paulo sono capolavori che vanno oltre gli 8 minuti e sono contenute rispettivamente nei primi lavori della band, L'Ep From the Cliffs (forse la loro vetta) e l'album Through the Windowpane, autentico classico pop inglese degli anni zero.
Esordio folgorante, una illimitata celebrazione fuori dal tempo e dalle mode della fragilità sentimentale, una mano tesa a rompere sostanzialmente ogni barriera fisica e mentale che ci impedisce di dialogare con l'esterno e con le persone più care, che sia il mondo immaginato con romantica ingenuità di We're Here dove la natura diventa una immensa pista da ballo, o la precaria confessione Buckeliana di Blue Would Still Be Blue, il tutto subliminato da If The World Ends, "One of The Last Love Song On This Little Planet".
Nell' esordio dei Guillemots ho paradossalmente ritrovato gli stessi connotati di Parachutes dei Coldplay, primo cd che acquistai di mia volontà; la magia della musica che ti conosce troppo bene, che si avvicina così tanto a raffigurare e a ricordare quello che sei e che inevitabilmente provi nel profondo, con i pro e i contro del caso, le immagini evocate e che ti circondano al primo ascolto diventano indelebili e il cuore si sgretola inesorabilmente, c'è solo da arrendersi, pure ai compagni di classe che ti guardano sconcertati con le tue cuffie alle orecchie.
Poi la vita continua, se i Coldplay ora li conoscono pure i nonni c'è chi ancora non si diverte a seguire altri idoli perdersi completamente per fallire il fatidico appuntamento con il secondo album, Red, una sorta di compromesso electro-pop commerciale davvero limitativo e a tratti imbarazzante, con qualche fascinazione alla studio Ghibli e follie sonore ormai standard a cercare di ravvivare la situazione, la loro finestra stavolta non si apre, e le sofferenze aumentano di fronte a Walk the River, terzo album in arrivo ad Aprile anticipato da due singoli agli antipodi.
Però non è divertente nemmeno abandonare la nave e non provare gratitudine per la musica e per delle persone sconosciute, pensiero magari considerato altrettanto patetico come i sentimenti esposti dalla band per alcuni che poi seguono l'onda anomala e cambiano artisti e genere di preferenza con scioltezza felina, magari dove non ci sono etichette o stereotipi che reggono, in quel caso whatever, mi tengo i miei guai.
www.guillemots.com
Soundcloud
Testo:
Fell in love with a boy
Grew tired of it
Fell in love with the world
Yearned to fire from it
Fell in love with the sand
Broke it off for the breeze
Broke it off for the weather
Walking slowly through space
Pleased and terrified
Backing out of the race
Extra edified
I want my sentences back
Can't remember their faces
And I'm still here
Holding on, and nothing, man
Stand on my life
Rewriting my delivery
Walk the river
Like a haunted animal
Everything was the life
The summer holidays
Christmastime in the dry
Always out of rain
Sit down and fall on a star
Did someone mention the weather
Did someone mention the weather
And I'm still here
Holding on, and nothing, man
Stand on my life
Here is my delivery
Walk the river
Like a haunted animal
It's an endless conversation
With an endless voice over endless fascination
Over endless choice and my heart's going out of missions on imagined motorways
I never said I was right, I just hoped you thought it anyway
Walk the river
Like a haunted animal
Walk the river
Like a haunted animal
Walk the river
Like a haunted animal
Walk the river
You haunted animal
Walk the river
We have lost all animals
15.3.11
Canzone della Settimana: Lovers In Japan
Testo:
Lovers, keep on the road you're on
Runners until the race is run
Soldiers, you've got to soldier on
Sometimes even the right is wrong
They are turning my head out
To see what I'm all about
Keeping my head down
To see what it feels like now
And I have no doubt
One day we're gonna get out
Tonight maybe we're gonna run
Dreaming of the Osaka sun
Ohhhh ohh ohh
Dreaming of when the morning comes
They are turning my head out
To see what I'm all about
Keeping my head down
To see what it feels like now
And I have no doubt
One day the sun will come out
9.3.11
Canzone della settimana: Counting The Colours Til Friday

Capita ad alcuni artisti di pubblicare al primo colpo qualcosa di già perfetto, capace di sorvolare intere epoche musicali, aldilà delle influenze a cui sono necessariamente legati. Frutti dorati che non sempre poi saranno replicati, portando tali artisti a non riuscire ad alimentare la flebile fiamma scaturita dall' esordio. Ci sono tanti frutti del genere sparsi chissà dove in attesa di essere colti, chi più nascosti, chi meno.
In questo caso provo a parlare di una sola canzone contenuta in Apes in Aereoplanes, (grato per questo gioco di parole) primissimo e ottimo lavoro formato Ep, (gratuito!) dei Marthas and Arthurs, giovanissima band proveniente dalla parte nord di Londra.
La band ha un nome che riecheggia a binomi leggendari come Mamas and Papas e Belle and Sebastian, nomi che si trovano anche nelle loro atmosfere rurali color pastello degne dei primi Belle and Sebastian, (con tanto di flauto a presso). Questi colori però tratteggiano soprattutto il loro folk-pop corale ma cordiale, fatto di voci incontaminate, che si fissano nel riflesso bucolico da cui pare sono atterrati.
La canzone è Counting The Colours Til Friday, una preghiera, una celebrazione alla perdizione in musica, ai suoi possibili e probabili effetti, alla deriva odierna in cui il suo utilizzo viene contemplato, al motivo recondito e primario per cui ritroviamo la nostra testa appoggiata al volante durante i Venerdì. Tu sai come ci si sente.
Non so se in futuro riusciranno a replicare una andatura così perfetta e classica, me lo auguro mentre nel frattempo mi tengo stretto questa canzone, per ogni viaggio e ogni volta che dovrò trovare un fiore per le strade, Jazz permettendo.
Testo:
It's dangerous to go where the streets and jazz are free
It's dangerous to go looking for flowers there
I thought you should know you might fall apart
I thought you should know I already did
Fa fa so la te do
Fa fa thought you should know
Sometimes fall asleep at the wheel
Cos I'm counting the colours til Friday
You know how it must feel
To be counting the colours til Friday
Can you hear them scream for more more more
They live in each others' fists, they live in the undersky
If music was made for those the slowly blind
For those with two ears struggling to hear
They'll run out of time
Sometimes fall asleep at the wheel
Cos I'm counting the colours til Friday
You know how it must feel
To be counting the colours til Friday
Golden girl where did you learn
To tie your tongue like that?
And it's nobody's business to ask what they're itching
Hold on tight and face the front
And it's nobody's mess but yours that's sticking
Hold on tight and close your eyes
Sometimes fall asleep at the wheel
Cos I'm counting the colours til Friday
1.3.11
Canzone della settimana: All and Everyone

La copertina di Let England Shake mostra una migrazione di uccelli che riesce ad attraversare una pozzanghera nera, per la prima volta non c'è PJ Harvey a mostrarsi, il contenuto del disco non presenta più i temi privati e interiori tanto sviscerati dall' artista in tutta la sua carriera, è una sorta di liberazione, di sguardo oltre la finestra.
Sguardo che si posa altrove, dove sono altre persone a soffrire in modo ben più fisico e letale, la guerra e ciò che ne consegue, tutte le volte, specie quelle inutili e stupide fin dalla loro progettazione e conclusione; il riferimento usato spesso da PJ in questo disco è la battaglia del 1915 di Gallipoli durante la prima guerra mondiale, uno degli insuccessi più tragici e inutili della storia, specie quella inglese, nazione d'origine di PJ Harvey che non esita a criticare, ironizzando e consolando al tempo stesso, ad ammonire alla luce degli ultimi anni di governo laburista che ha condotto nuovamente il paese ad affrontare altre guerre inutili.
All and Everyone ci ricorda che la morte è ovunque, che viene continuamente sfruttata in ogni nostro gesto a discapito di chi la perde inutilmente per noi, celebrati dai capi e dai loro fedeli sudditti (ora chiamati giornalisti) in nome della libertà e della patria, niente per ora cambia questa crudele e folle sorte. Concetto che non vale solo per L'inghilterra, in Let England Shake si affrontano tematiche e ricordi storici comuni a ogni popolo che spesso si proclama liberale e pacifico.
Testo:
Death was everywhere,
in the air
and in the sounds
coming off the mounds
of Bolton's Ridge.
Death's anchorage.
When you rolled a smoke
or told a joke,
it was in the laughter
and drinking water
it approached the beach
as strings of cutters,
dropped into the sea and lay around us.
Death was in the ancient fortress,
shelled by a million bullets
from gunners, waiting in the copses
with hearts that threatened to pop their boxes,
as we advanced into the sun
death was all and everyone.
as we advancing, in the sun
as we advancing, everyman
as we advancing, in the sun
sing "Death to all and everyone."
Death hung in the smoke and clung
to 400 acres of useless beachfront.
A bank of red earth, dripping down death
now, and now, and now
Death was everywhere
in the air
and in the sounds
coming off the mounds
of Bolton's Ridge.
Death's anchorage.
Death was in the staring sun,
fixing its eyes on everyone.
It rattled the bones of the Light Horsemen
still lying out there in the open
as we advancing, in the sun
as we advancing, everyman
as we advancing, in the sun
sing "Death to all and everyone."
18.2.11
Canzone della settimana: First We Kiss
Nome che deriva dalle origini italiane del padre, che la poi introdotta nel mondo della musica, Anna Calvi è piombata nell' universo rock come un sogno tanto agoniato.
Ben prima della pubblicazione del suo esordio da solista (dopo aver militato dal 2006 al 2008 nei Cheap Hotel, esperienza poco fruttuosa), è stata prima scoperta e segnalata alla Domino dall' ex chitarrista dei The Coral Bill Ryder Jones, e successivamente coperta dalle attenzioni illustri di personaggi come Nick Cave e Brian Eno, per non parlare di gran parte della stampa britannica di settore, una accoglienza previlegiata che ha permesso da subito che il suo esordio omonimo fosse attesissimo.
Attese che sono sbocciate in un consenso quasi umanime, che in effetti è difficile da negare alla cantautrice dotata di una vocalità ampia e possente, infatuata delle atmosfere polverose dei film di Leone, e degna dall'intensità fragile di Jeff Buckley; però siamo comunque al cospetto di un esordio solista che non sempre raggiunge una incisività degna di canzoni come Suzanne and I e Desire, mentre in The Devil si rischia di eccedere nell' autocompiacimento.
Insomma ha ancora da crescere la ragazza, di trovare una personalità e una varietà maggiore, ma per ora godiamoci questo esordio sorprendente sperando che tutto questo gridare al miracolo non la disorienti.
First We Kiss è una solitaria e viscerale ballata dal fascino andaluso, tormentata da un bollente desiderio a cui voci del genere sono il degno contraltare.
Sulla sua pagina di Soundcloud oltre alla possibilità di ascoltare l'intero album, sono presenti anche alcuni demo.
25.1.11
Canzone della settimana: The City

L'abbraccio è l' unità di misura più significativa e indispensabile per quantificare l'amore, una piccola e invisibile città con cui bisogna fare veramente i conti, ciò che è fuori per quanto illusorio e spietato possa essere non muterà se inizialmente ci lasciamo alle spalle la dimora del cuore, nemmeno se sei Eddy Merckx.
Sembra sia arrivata la ricreazione per Patrick Wolf, e ciò può portarlo a calcare vette ben più sostanziose rispetto a quelle della critica; dopo 4 album ormai già classici dell' indie-folk e del pop contemporaneo e maree di critiche entusiaste, stavolta il piccolo principe di Londra pare voglia dare luce al suo lato più allegro ed estroverso, e chissà, emulare certi artisti mainstream che lui ama tanto (tipo la Spears...già...).
Lupercalia come rito dedicato all' amore e dalla celebrazione della purezza, questo il titolo annunciato per il nuovo album previsto a inizio Maggio, che oltre alla inaspettata The City che può causare più qualche dubbio ai vecchi fans, ha con se anche il primo singolo uscito alla fine nel 2010, più incline ai fasti meravigliosi del passato, Time of my Life.
Testo:
(won't, won't let the city, won't, won't let the city...)
Won't let the city destroy our love
Won't let the city destroy our love
You know I
I hate to see you cry
But when you open up to me
I take you in my arms
Wish you the top, top, top, top of the morning
No, I
don't care about cash or careers
Your losses or your arrears
I take you in my arms
Wish you the top, top, top, top of the morning
Won't let the city destroy our love
Won't let the city destroy my love
Won't let no mistake take the roof from off our heads
No I
Won't let this city destroy us
Won't let the city destroy our love
-
(come on)
Talk to me
Let me shed some light on your dark
Help you see
How darling you've left your mark
On my life
And the beautiful all around
When I see you, top, top, top, top of the morning
I was lost
Until that night we kissed
Give it up
A life, oh darling, not this
You want more
Than the hell this city lets you down
When I see you, top, top, top, top of the morning
I
Won't let the city destroy our love
Won't let the city destroy my love
Won't let no mistake take the roof from off our heads
No I
Won't let this city destroy us
Won't let the city destroy our love x3
(won't let the city, won't, won't let this city...)
-
No, no, no, no
Not about the debts you made
The car we never had
The house we never owned
Darling don't look so sad
It's about that day we kissed
Down by Niagara Falls
It's about the keys, the keys, the keys to my heart you hold
(Top, top, top, top of the morning to you)
Won't let the city destroy our love
Won't let the city destroy my love
Won't let no mistake take the roof from off our heads
No I
Won't let this city destroy us
Won't let the city destroy our love x3
(won't let the city, won't, won't let the city...)
12.1.11
Canzone della settimana: All The Eastern Girls
Evento di cui sono stato partecipe e fiero della resa finale anche grazie alle esibizioni cosiddette minori dei Fanfarlo e di questi londinesi alle prese con l'unione tra shoegaze pop di inizio anni '90 e il pop britannico più recente che fonda le proprie radici nel revival wave.
Questo contrasto fa sì che il genere più sbiadito, quindi lo Shoegaze, rivesta di una nuova luce e di una riproposizione più attuale e lontana dalle proposte nostalgiche, inoltre la personalità spiccata della band fa il resto, specie sul palco dove le pose vicine allo stile brit-pop degli anni d'oro dei loro chitarristi fanno da scudo a una rodatissima macchina pop capace d'incantare con canzoni pop profondamente alla ricerca della perfezione, e questo senza ancora aver pubblicato l'album d'esordio.
Esordio, che si chiamerà Palace, infatti uscirà nei negozi a inizio Febbraio e atteso con fiducia da queste parti visto che diverse canzoni incluse sono già state pubblicate in precedenti Ep che hanno accompagnato la realizzazione dell' album, percorso che ricorda quello degli artisti indie tra anni '80 e metà '90 e che ultimamente aveva perso di valore, ma alla luce dell' insuccesso delle recenti rock band britanniche forse era giusto fare un passo indietro.
Su soundcloud sono disponibili tutti i loro singoli finora pubblicati più questo Ep The Wintering che uscirà insieme a una versione deluxe del disco.
12.12.10
Canzone della settimana: Derezzed

Stavolta si presenta un paradosso determinato dal fatto che la colonna sonora del remake di Tron, cioè Tron Legacy, è uscita in Italia il 22 Novembre, quindi ben prima che il film possa debuttare nelle sale cinematografiche, cosa che avverrà a Gennaio per lasciare terra bruciata attorno al film panettone che "porta profitti al cinema italiano".
Questo, oltre a sottolineare la solita andatura pietosa e cafona del panorama cinematografico del paese, mi costringe attualmente anche a non ascoltare questa colonna sonora che appunto è stata composta seguendo le atmosfere del film e affidata al lavoro dei Daft Punk, collettivo ormai storico dell' elettronica e della sua evoluzione più ludica possibile.
Non è mai indispensabile guardarsi il film per giudicare la colonna sonora, è liberamente ascoltabile comunque salvo poi considerare per forza di cose che non si può avere un giudizio sostanzioso che rispecchia la comprensione totale delle atmosfere che fioriscono tra le pieghe dall'intera opera sonora, perciò sì, io mi affido alle mie seghe mentali al momento, al contrario però c'è chi ha ascoltato la colonna sonora giudicandola come il non-nuovo disco del duo parigino ma solo una colonna sonora pagata fior di quattrini, insomma sono ancora fighi e il risultato e macchiato dall' offerta che non si può rifiutare.
Mh....
Intanto è uscito il video di Derezzed, singolo che lancia il nuovo ... progetto dei Daft Punk e che direi ci fa scendere una lacrimuccia per quel cabinato che sopravvive in mezzo a una sala giochi deserta, il resto è una riproposizione della realtà virtuale in cui si svolge la trama di Tron mentre alla fine del video compare l'attrice Olivia Wilde che arriva direttamente dal cast di questo remake del film culto datato 1982.
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