8.2.12

Six Days in Fallujah, qualche riflessione sulla cancellazione del progetto


Six Days in Fallujah è un progetto cancellato a causa del passo indietro di Konami, che ha rimarcato una linea di confine da non superare. Il gioco si ambientava nella Seconda Battaglia di Fallujah: battaglia cruenta dove morirono 34 soldati americani e "solo" 1200 insorti.

Il videogioco arrivò sulla stampa generalistica (alias stampa da bollettino di guerra) quando i familiari delle vittime contestarono lo sviluppo di un gioco in cui si potesse rivivere quei terribili giorni. L'accento si posò bruscamente sul dolore delle famiglie e di riflesso sulla prematurità del progetto (solo un anno dopo la battaglia si è intavolata la programmazione per lo sviluppo del gioco).
Una delle riflessioni, probabilmente più importanti, è stata fatta su cosa il videogioco può e/o deve raccontare, mostrare, rivivere. Prendiamo atto di un embargo morale nei confronti di certi aspetti della guerra: scoprire che la guerra può non essere quella che sei abituato a vedere o sentire può creare forte tensioni emotive, può essere irrispettoso da parte dei caduti, può essere vista come una mossa commerciale assai rozza ed irrispettosa, però a questo punto anche tutti i prodotti sulla Seconda Guerra Mondiale lo sono, anche quelli sulle guerre Napoleoniche e tutte le altre guerre. La non-presenza di coloro che possono aver sofferto in prima persona di queste vicende rende tutto più facile, questo appare semplice e chiaro.
Nel Cinema certi embarghi sono già stati superati, sopratutto negli anni '80 con i film sul Vietman, mentre il videogioco è ancora ammanettato sotto scritte come "partecipazione attiva", "impersonificazione" ed altro; sigle poco gradite perchè utilizzate in modo fortemente dispregiativo.
La guerra è diventata spettacolo per certe emittenti televisive: terrore, scandalo, patriottismo, eroismo, vigliaccheria, raccontata come provenisse dalla penna di uno sceneggiatore cinematografico.
Quindi è mai possibile assistere ad aziende come la EA che alle prime critiche sul presentare una fazione chiamata "Talebani", con la coda tra le gambe, si è affrettata a cambiare il nome per evitare problemi di qualsiasi natura. Sarà mai possibile vedere un bel progetto videoludico sulla guerra che riesca ad esplorare nuovi tematiche, e magari nuove meccaniche? Un'opera in cui si possa esplorare non solo l'esperienza del campo da battaglia, ma anche l'esperienza personale dei personaggi o le inversioni di narrazione (come utilizzare Tedeschi della Seconda Guerra Mondiale che non siano delle bambole virtuali)?
Questa esplorazione tocca poco il panorama indipendente, sopratutto quella parte di mondo che conta e che si trova dalle parti di Steam e di altri distributori digitali, quindi c'è ancora da aspettare e da maturare.

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