6.2.12

Realtà Mentale: Aria tra i capelli in un tramonto di mezza estate

Stavo viaggiando quella notte su di una strada conosciuta in compagna di quella donna, quella femmina. Era notte, ma questo non importa, nella mia realtà era pomeriggio e sentivo il salmastro che mi solleticava il braccio destro appoggiato sul cofano di una sportiva decappottabile. Il sole si sforzava il giusto per creare solo un leggero tepore sulla pelle, i raggi mi obbligano ad abbassare gli occhiali, che non ho, davanti agli occhi. Un paio da uomo un pò vintage, scelta non in linea con la moda, ma causata da un ritrovamento fortuito all'interno di un vecchio mobile. Il vento porta in aria i capelli, scivola attorno al parabrezza ed il tramonto si fa sempre più vicino. Il sole scende, il cielo si dipinge di sfumature aranciate, c'è sollievo e appagamento; sembra di stare sul divano a fissare la società affannarsi da una parte all'altra del mondo, mentre io rimango immobile sapendo che tutto ciò è superfluo. Mi trovo su quel trono e su quella macchina, nella mia stanza e sulla costa, mi sento appagato, libero dai pensieri; tu esci dolcemente dalla vettura e mi riporti, alla fine, alla realtà terrena. Molti scambierebbero queste sensazioni per tutto, pur di viverle per tutta la vita. Io penso invece che si sbaglino di grosso: sarebbe un'altra vita monotona, come troppo spesso siamo abituati a dire di noi stessi e degli altri. Meglio lasciare che queste sensazioni appaiano e svaniscano periodicamente, l'importante è sapere dove trovarle.

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