Potrebbe, erroneamente, essere considerato il loro disco della maturità se non fosse che i precedenti erano uno sguardo limpido e genuino che risaltava nel mare del recente revival-wave inglese, cosa che Smother consolida completamente buttando su quello sguardo una ombrosità diversa dai bagordi ritmici del passato. I contrasti di colore e le moventi figure presenti nelle radure selvagge e negli scampoli profondi della foresta, si diradano al calar della notte; è il conforto del letargo diventa una irrefrenabile esigenza per le bestie antiche, e con loro tutte le creature che hanno ribollito di piacere con la loro compagnia.
Niente viene lasciato cadere e rotolare nelle piege di un breve ma malinconico passato, i Wild Beasts in silenzio si sono levigati in questi anni una loro personalità in un habitat dove sembra non esserci più vegetazione e rinnovamento, ricerca posta però sull' adempimento delle proprie esigenze e non per risplendere a tutti i costi alla luce di un nuovo mattino.
29.12.11
25.12.11
Natale con Jesu
Staccate la radio, buttate via le canzonette di Natale e provate con questo singolo. Se non altro Jesu c'ha provato l'anno scorso, pubblicando la canzone a Gennaio, ma ci ha provato. Destrutturare il Natale e i suoi stereotipi tanto cari a molte persone e molte economie è come divertirsi a staccare la testa alle bambole: non serve a niente, però ci sentiamo in grado di pensare a qualcosa di diverso nonostante tutte le seghe, mentali e non, che ci spalmano addosso con tanta cura.
21.12.11
Prossima fermata: Cosmo
Il soffito comincia a scricchiolare, la polvere si ammassa agli angoli, le tegole stanno cadendo, i più navigati cominciano a capire che qualcuno sta traslocando. Le compagnie di produzione hardware sono già con gli occhi rivolti alla progettazione delle proprie console, non sto parlando delle scartoffie che già da anni possono girare, ma proprio dei rispettivi laboratori già a lavoro da chissà quanto.
14.11.11
Quando ti senti trascinato nell'oblio
Una brutta bestia da pelare, Dark Souls, un modo di giocare calcolato, sempre attento ad ogni movimento, passo, suono. Ci lasciamo alle spalle il Borgo, ambiente medievale cristallizato nel tempo, dalle mura solo urla disperate di anime, non morti che riprendono a muoversi e demoni che custodiscono questo angolo sperduto dal mondo. Un drago a guardia dell'entrata ci ricorda molte storie fantastiche lette in passato. Il borgo è quasi una seconda casa, conosco le vie, so come e dove colpire, so chi lo abita e loro sanno chi gli ha sconfitti. Nella zona sono rimasti solo i pesci piccoli, è il momento di entrare nelle Profondità.
2.11.11
Long Playing - A Creature, I Don't Know
Bene, qui non si tratta di elogiare uno dei talenti più enormi e non ancora espressi del tutto del panorama folk inglese e in generale di tutta la musica Uk, bensì ridare fiato alla crescita artistica, avere quella quieta pazienza verso chi non ha ancora raggiunto la piena consapevolezza dei propri mezzi e prova ad arrivarci inanellando dischi come se fossero mattoni, scalini.
Sostanzialmente ascoltare Laura Marling non equivale ad avere tra le orecchie l'ultimo nome di grido iperpromosso da ogni web-zine del globo (quelli che poi dimenticheranno quel nome entro 3-4 anni), ma assistere a questa costruzione di donna adulta con in mano una chitarra, iniziare ad osservarla con sguardo e devozione paterna.
A Creature, I Don't Know è la terza tappa di questa ragazza inglese proveniente dalla marittima e meridionale Hampshire, tappa che riserva una altitudine da grande cantautrice folk, dove conferma il cambio di rotta del precedente I Speak Beacuse I Can ai danni del puro folk-pop del disco d'esordio Alas, I Cannot Swim; tutti titoli molto emblematici, non so quanto volutamente, ma ad ognuno di questi corrisponde una verità.
Una creatura che conosce solo la sua incomprensibilità: bianca e impalpabile in I Was Just a Card, fragile e pallida in Rest in the Bed e Night After Night. Don't Ask me Why, niente risposte che sfociano tutte d'un fiato nell' implosione irrascibile e sporca di The Beast.
Tutto il disco, tranne l'irresistibile dialogo jazzato di The Muse, vive di una sorta di stabile emicrania, di contemplazione per ciò che inadeguatamente ci si ritrova ad essere davanti ai familiari, al proprio compagno e al proprio specchio, una assenza d'identità lontana da quelle donne che si trova a fissare con devozione (Salinas).
Dopo le dolci e innevate solitudini di I Speak Because I Can, la Marling trova il coraggio di mettere a nudo ogni pensiero che la corrode, fino a disfarsene sul calare di Sophia, nome dato a una ipotetica controfigura femminile dai caratteri cristiani ispirata da una novella di Robertson Davies, nome che riecheggia anche in The Beast, tutti e due i brani più ambiziosi del disco.
A spiccare c'è inoltre una particolare cura per gli arrangiamenti, dove banjo, violini, chitarra, e batteria spiccano senza mai scavalcare le intenzioni dei singoli brani.
L'arte della Marling per adesso ha il retrogusto acerbo della sua età (22 anni), funzionale però ad essere il contraltare sonoro delle autunnali giornate di una Rory Gilmore, di una qualsiasi coetanea che si sfida ogni giorno ad essere veramente una donna senza cedere alle moderne e maschiliste trappole che rendono quel ruolo una pura e calcolata artificialità. I dischi della Marling come unità di misura intima ed invisibile per misurare lo spazio degno di ogni personale mattone, per ogni scalino; ed infine arrivare a quel momento fatidico dove l'ormai donna osserverà, sempre insieme a quei dischi, le scelte fatte in questo attuale presente dove domina una fiera e pura incompletezza.
Uno dei tesori nasccosti più luminosi della musica inglese, se casomai non si fosse ancora capito.
Sito Ufficiale
Laura Marling Fan Site
24.10.11
2012 IGF - Licorice Theif [008]
Licorice Theif di Amon26
Platform strano: controlliamo un uomo stilizzato, uno stickman, all’interno di livello composti da pochi muri, uno sfondo a scorrimento che mostra disegni assai infantili e confusionari e il nostro obiettivo è catturare tutti le liquirizie rosse. I personaggi di questo gioco, però, sono mossi da spasmi, il protagonista scivola, a seconda della spinta provocata, sulle piattaforme e salta provocando spasmi su tutto il corpo. Anche i poliziotti hanno spasmi continui, se ci toccano perdiamo tutto il bottino e ricominciamo il livello da capo, se invece noi raccogliamo tutte le liquirizie si passa al livello successivo. La presenza di questi spasmi, però, sono un problema per noi, rendendo la sfida più difficile, appassionante ed imprevedibile. Facendo una breve ricerca su internet, la figura dello spasmo può essere ricondotta alla tossicità della radice della liquirizia, in grado di provocare edemi o ipertensione dopo un’eccessiva assunzione. Questa però è una mia deduzione, non ho trovato la spiegazione dell’autore. Questo per dirvi che si tratta di un gioco assai interessante e consigliato.
Platform strano: controlliamo un uomo stilizzato, uno stickman, all’interno di livello composti da pochi muri, uno sfondo a scorrimento che mostra disegni assai infantili e confusionari e il nostro obiettivo è catturare tutti le liquirizie rosse. I personaggi di questo gioco, però, sono mossi da spasmi, il protagonista scivola, a seconda della spinta provocata, sulle piattaforme e salta provocando spasmi su tutto il corpo. Anche i poliziotti hanno spasmi continui, se ci toccano perdiamo tutto il bottino e ricominciamo il livello da capo, se invece noi raccogliamo tutte le liquirizie si passa al livello successivo. La presenza di questi spasmi, però, sono un problema per noi, rendendo la sfida più difficile, appassionante ed imprevedibile. Facendo una breve ricerca su internet, la figura dello spasmo può essere ricondotta alla tossicità della radice della liquirizia, in grado di provocare edemi o ipertensione dopo un’eccessiva assunzione. Questa però è una mia deduzione, non ho trovato la spiegazione dell’autore. Questo per dirvi che si tratta di un gioco assai interessante e consigliato.
2012 IGF - Netpack [007]
Netpack di Jamey DeOrio
Un Pacman RPG, sviluppato con grafica ASCII minimale, dove noi impersoniamo una “@” gialla che mangia pallini bianchi e cerchietti bianchi. Siamo rincorsi da lettere dell’alfabeto di vario colore, maiuscole quando ci vogliono attaccare, minuscole e blu quando mangiano i cerchietti corrispondenti e possiamo a nostra volta mangiarli in un breve periodo di tempo. Siamo dotati di vita, punti esperienza ed inventario per bere Appletini o utilizzare altri oggetti. Idea originale da applicare al re dei giochi arcade, ancora abbastanza embrionale lo sviluppo.
Un Pacman RPG, sviluppato con grafica ASCII minimale, dove noi impersoniamo una “@” gialla che mangia pallini bianchi e cerchietti bianchi. Siamo rincorsi da lettere dell’alfabeto di vario colore, maiuscole quando ci vogliono attaccare, minuscole e blu quando mangiano i cerchietti corrispondenti e possiamo a nostra volta mangiarli in un breve periodo di tempo. Siamo dotati di vita, punti esperienza ed inventario per bere Appletini o utilizzare altri oggetti. Idea originale da applicare al re dei giochi arcade, ancora abbastanza embrionale lo sviluppo.
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