Un campionario lucido dei peggior vizi indie-stream di quest'ultimo decennio, una occasione per prendere atto di ciò che davvero non è più sopportabile, annotarlo e proseguire dritto con maggior consapevolezza e decisione. Per chi invece non sa nemmeno dire se ci siano dei riferimenti basilari in molta musica indipendente odierma, o non sa se M83 prima era alfiere di una rinascita Shoegaze sopra il lungo tappeto dell'elettronica, qua può trovare uno dei dischi più importanti dell'anno.
Forse troppo, forse mai abbastanza, ma si è intrattenuta molto, grazie.
James Blake e Bon Iver duettano in Fall Creek Boys Choir scatenando un contraddittorio vocale che non porta da nessuna parte, mentre mi immagino il giovane James da solo in uno scantinato di un locale o nel suo appartamento a cantare il resto di questo Ep, con il gelo proveniente dai vicoli metropolitani che congela, irrigidisce le sue note come stalattiti, quasi una sorta di opposto del calore rurale che mi sa rievocare Bon Iver.
La pioggia è tornata con i primi screzi temporaleschi, Enough Thunder prende il testimone di Bon Iver II, e aldilà delle dimensioni, ha un buon fiato, a partire dalla cover di uno dei capolavori di Joni Mitchell, A Case of You.
The King of Limbs pare si appresterà ad andare finalmente sui palchi di tutto il mondo con l'annuncio di Thom Yorke riguardo l'idea concreta di un tour per il 2012. La line-up potrebbe inglobare il batterista dei Portishead Clive Deamer chiamato in questi giorni a sostenere i ritmi multipli e serrati del disco assieme al solito Phil Selway in una serie di apparizioni tv e concerti a New York City; una sorta di resa manuale di ciò che ormai è diventato un omaggio e gesto profondo di ammirazione verso la deriva dub di molta elettronica contemporanea.
Da qualche mese i Radiohead hanno pubblicato dei vinili, (in tutto 7) che contenevano remix di alcuni brani del loro ultimo album al fine di annunciare per l'11 Ottobre la pubblicazione di un intero disco fatto di queste tracce; omaggi dai DJ e artisti tra più rilevanti della scena oltre ad alcune giovani sorprese; dal campione della folktronica e non solo Four Tet, al giovanissimo Jamie xx proveniente proprio dagli xx, una delle band più promettenti sul panorama albionico con in mano le carte per ampliare lo scenario dub-elettronico al rock. Il disco si può ascoltare in streaming cosi come nel blog della band oppure nella loro pagina di Soundcloud dove ogni pezzo viene suddiviso in base alla pubblicazione del vinile in cui è contenuto.
Una occasione per gettare uno sguardo a un panorama in continua espanzione, una realtà florida di innovazione e creatività.
Dopo un esordio esplicito nei rimandi al passato indie-pop britannico di fine anni '80, il nuovo disco dei newyorkesi The Pains of Being Pure at Heart prosegue il sentiero di un revival della storia dell' indie-pop stazionando stavolta ai primi e stratificati anni '90, già ripescati con più personalità dai Chapel Club.
Il nome del nuovo lavoro è Belong, affidato nelle mani di due produttori storici dei nineties: Flood (Depeche Mode, Smashing Pumpkins, fino ai recenti Sigur Ròs) e Alan Moulder (Ride, My Bloody Valentine, Nine Inch Nails), di cui è chiara la loro influenza su questo disco un po' anacronistico ma davvero ben fatto e pieno di ottime canzoni pop, disco da regalare a chi continua a odiare Luke Perry.
Capita ad alcuni artisti di pubblicare al primo colpo qualcosa di già perfetto, capace di sorvolare intere epoche musicali, aldilà delle influenze a cui sono necessariamente legati. Frutti dorati che non sempre poi saranno replicati, portando tali artisti a non riuscire ad alimentare la flebile fiamma scaturita dall' esordio. Ci sono tanti frutti del genere sparsi chissà dove in attesa di essere colti, chi più nascosti, chi meno. In questo caso provo a parlare di una sola canzone contenuta in Apes in Aereoplanes, (grato per questo gioco di parole) primissimo e ottimo lavoro formato Ep, (gratuito!) dei Marthas and Arthurs, giovanissima band proveniente dalla parte nord di Londra.
La band ha un nome che riecheggia a binomi leggendari come Mamas and Papas e Belle and Sebastian, nomi che si trovano anche nelle loro atmosfere rurali color pastello degne dei primi Belle and Sebastian, (con tanto di flauto a presso). Questi colori però tratteggiano soprattutto il loro folk-pop corale ma cordiale, fatto di voci incontaminate, che si fissano nel riflesso bucolico da cui pare sono atterrati.
La canzone è Counting The Colours Til Friday, una preghiera, una celebrazione alla perdizione in musica, ai suoi possibili e probabili effetti, alla deriva odierna in cui il suo utilizzo viene contemplato, al motivo recondito e primario per cui ritroviamo la nostra testa appoggiata al volante durante i Venerdì. Tu sai come ci si sente.
Non so se in futuro riusciranno a replicare una andatura così perfetta e classica, me lo auguro mentre nel frattempo mi tengo stretto questa canzone, per ogni viaggio e ogni volta che dovrò trovare un fiore per le strade, Jazz permettendo.
Testo: It's dangerous to go where the streets and jazz are free It's dangerous to go looking for flowers there I thought you should know you might fall apart I thought you should know I already did Fa fa so la te do Fa fa thought you should know
Sometimes fall asleep at the wheel Cos I'm counting the colours til Friday You know how it must feel To be counting the colours til Friday
Can you hear them scream for more more more They live in each others' fists, they live in the undersky If music was made for those the slowly blind For those with two ears struggling to hear They'll run out of time
Sometimes fall asleep at the wheel Cos I'm counting the colours til Friday You know how it must feel To be counting the colours til Friday
Golden girl where did you learn To tie your tongue like that? And it's nobody's business to ask what they're itching Hold on tight and face the front And it's nobody's mess but yours that's sticking Hold on tight and close your eyes
Sometimes fall asleep at the wheel Cos I'm counting the colours til Friday
Nuove leve per l'oscurità, a simboleggiare l'aria che si respira nei vicoli sotterranei del web fatti di pozzanghere velenose che fermentano e si estendono con notevole impazienza al nome di Witch-House, gli umori dark si fanno sempre più strada alla ricerca di una nuova ribalta, in questo caso un trio di Bristol, gli Esben and the Witch hanno ottenuto per se il supporto della famosa etichetta Matador per il loro esordio. Violet Cries vive di emozioni voraci e lontane dai compromessi, ma anche di una incisività che si deve ancora affinare e non affidarsi completamente alle sonorità di fondo, ma ormai i sotterranei sono quasi pieni, manca poco alla rottura degli argini.
Speak It!, SoundyThingie, Mugician, Solo Synth, Synth, Funk Box, Gliss, AmpliTube, Xenon, iElectribe, BS-16i, M3000 HD, Cleartune, iOrgel HD, Olsynth, StudioMiniXI, BassLine, Harmonizer, Dub Siren Pro, e Moog Filatron. Si può rischiare di rabbrividire se in un prossimo futuro i credits di qualsiasi album saranno composti da questo tipo di nomi e non dai soliti strumenti più o meno convenzionali, ma il sasso è stato lanciato, se pur con il disimpegno cronico e indispensabile che molto spesso domina Damon Albarn in queste occasioni. Album realizzato con il principale ausilio dell' I-Pad con diverse applicazioni interne capaci di riprodurre suoni simili a strumenti elettronici di base o semplicemente strumenti manuali come il basso; questa la caratteristica tecnica principale di The Fall, rilasciato dai Gorillaz in download gratuito il giorno di Natale sul loro sito con molteplici offerte per chi è iscritto al fanclub ufficiale.
Una sorta di diario di bordo dove vengono annotate le sensazioni e i dettagli più particolari che si depositano nella mente del leader durante il tour Nordamericano della band, e che si condensano con l'aiuto del tablet computer in tracce sonore realizzabili amatorialmente anche dentro la stanza di un hotel, con magari davanti l' inedito panorama notturno della serata. Il sound è sorprendentemente vario e profondo, vicino agli esperimenti sonori tipici del mondo Gorillaz, nella fattispecie alle loro raccolte di B,D,G-sides mentre nonostante i suoni sintetici privi di una profondità manuale il disco scorre suggerendo come detto una sequenza di immagini on the road con annessi riferimenti testuali e sonori che tentano di incarnare le atmosfere di una data città, come l'esempio di Detroit, un modo di fare sugellato anche dagli Ariel Pink lo scorso anno con Before Today. Il mixing del disco e i vari contrasti in ordine di cronologia tra una traccia e l'altra accentuano l'atmosfera di road trip che però si avvale anche di qualche molteplice presenza umana, oltre a qualche strumento manuale aggiunto ci sono sprazzi di dialoghi al cellulare, smanettamenti radiofonici, la presenza sonora del duo Clash Simonon - Jones (una traccia di presenza ciascuno) e una sorprendente interpretazione vocale e strumentale di Bobby Womack nella solare Bobby in Phoneix, presenze e dettagli che smussano la rigidità dei suoni sintetici e rendono il viaggio più confortevole e meno indigesto da assimilare per tutta la sua durata.
Non ci si può sbagliare, le canzoni di natale funzionano solo a natale, tolte dal loro contesto risultano solo melense o inspiegabilmente allegre, perciò senza indugi prendiamo subito la palla al balzo e vediamo di snocciolarne qualcuna composta fresca fresca per questo natale.
R.E.M - Christmas (Baby Please Come Home) Gli R.E.M (o Rem come pare vogliano farsi chiamare adesso... sì c'è differenza), oltre a regalare una canzone e altri estratti sonori del loro nuovo album Collapse Into Now che uscirà nel Febbraio 2011, hanno realizzato per il loro fanclub questa cover di Christmas (Baby Please Come Home) di Darlene Love proveniente dalla storica compilation A Christmas Gift For You realizzata da Phil Spector nel 1963, disco che non può decisamente mancare in questi giorni. Christmas (Baby Please Come Home by Cover Me
Kanye West Feat CyHi Da Prynce e Teyana Taylor - Christmas in Harlem Reduce da un consenso a tratti imbarazzante per il suo ultimo disco My Beautiful Dark Twisted Fantasy, qui l'artista di Atlanta confeziona una canzone gradevolmente mainstream nel ritornello, ma che a lungo andare ha il sapore del classico diversivo adatto solo per i fan più incalliti, che sono molti.
Beach House - I Do Not Care For The Winter Sun Anno, questo 2010, pieno di soddisfazioni anche per i Beach House che sono definitivamente esplosi come uno dei gruppi in punta della scena indipendente americana, e sicuramente tra i miglior interpreti del Dream-Pop odierno; questo inedito malinconico fin dal titolo si discosta dai canoni tipici da canzone natalizia, regalando così uno spaccato di onestà ben accetta. Beach House - I Do Not Care For The Winter Sun by Hypetrak Qui il sito per il lancio della canzone: http://beachhousebaltimore.com/winterbeachhouse/
Sufjan Stevens - Barcarola (You Must Be a Christmas Tree) / Silent Night Non poteva mancare Sufjan Stevens famoso anche per diversi dischi dedicati al natale, si vocifera che possa realizzarne l'ennesimo della sua carriera, il sesto; intanto sono state eseguite in un programma radiofonico su Bbc Radio 6 queste due canzoni avvalorate dall' apporto di Richard Reed Parry e dai fratelli Dessner, già riuniti in altre occasioni dal vivo. Sufjan Stevens - Barcarola (You Must Be a Christmas Tree) by Hypetrak
Coldplay - Christmas Lights Niente di nuovo anche per i Coldplay che spesso di questi tempi ci hanno abituato a canzoni natalizie, stavolta si tratta pure di un inedito che funge così anche da antipasto per il nuovo album atteso nel 2011, tra tutte quelle presenti risulta la più fedele allo spirito natalizio, oltre ad essere la più ambiziosa. http://www.youtube.com/watch?v=z1rYmzQ8C9Q
Mayer Hawthorne - Christmas Time Is Here Chiusura di classe con un giovane soul singer statunitense che rienterpreta Christmas Time Is Here direttamente dalla colonna sonora natalizia di Charlie Brown realizzata da Vince Guaraldi, altro disco che non può mancare per chi vuole celebrare il natale anche con il volume sonoro. Mayer Hawthorne - Christmas Time Is Here by Mayer Hawthorne
I pacchi regalo per adesso arrivano da Owen Pallett, violinista ormai di fama mondiale dovuta alle sue collaborazioni illustri con Arcade Fire (quasi un loro membro, specie agli esordi), Duran Duran, e The Last Shadow Puppets. Quest'anno ha pubbliato il suo secondo album, Heartland, ennesima prova del suo immenso talento da cui provengono 3 canzoni che sono state rese pubbliche dall' artista proprio in questi giorni in chiave diversa rispetto a quelle presenti nel disco, oltre ad altri spunti sonori che fanno sì che diventi un Ep gratuito. Owen Pallett - Export [Demo EP] by Owen Pallett
Ed infine l'altro regalo è atteso dai Gorillaz, perchè proprio il giorno di natale sarà pubblicato da parte loro addirittura un album gratuito, realizzato durante il tour americano con il solo l'ausilio di un I-Pad...di norma c'è poco da sperare in situazioni del genere, ma con Damon albarn di mezzo qualcosa di buono uscirà sicuramente fuori. Qui il sito ( già ricco di sorprese varie) per tenersi aggiornati, : http://gorillaz.com/xmas
Le canzoni di natale funzionano solo a natale, except:
Parlare di Glo-fi è abbastanza delicato, ma davanti alla produzione di questo ragazzo dell' Essex che si fa chiamare Gold Panda forse è giusto dire qualcosina. Delicato perchè è un movimento nato a fine del decennio scorso e rinominato così dai tumulti del web. Si tratta di una rielettura delle sonorità anni '80, specialmente il synth pop più commerciale e la musica dance, unite all' elettronica di nuova generazione ma con un approccio e un risultato di bassa fedeltà, così intesa come nostalgia dell' estetica e delle dinamiche anni '80 e provata da chi ne ha un ricordo lontano, sbiadito, tipico di chi non ha vissuto in prima persona quel periodo ma probabilmente è stato accompagnato durante l'infanzia da certe sue conseguenze che si sono affacciate anche nei decenni successivi. E un risultato affascinante e curioso che è anche applicato a gruppi dalle sonorità meno elettroniche come nel caso di Ariel Pink citato qui nel listone estivo di quest'anno, in quel caso si parla di Hypnagogic pop (proprio così). Il guaio è quello di fare tanta confusione, e ammetto che anch'io pur non addentrandomi in dinamiche approfondite sfiori il rischio di farlo, perciò mi limito a questo che spero basti a far capire l'estetica che si porta dietro Gold Panda, anche se con sfumature diverse.
Anche qui suoni anni '80 abbastanza riconoscibili nel mare elettronico proposto, in questo caso però l'estetica sbiadita suggerisce anche delle suggestioni orientali, (l'artista ha confessato che per un anno è stato a vivere in Giappone) e in generale un gusto per la melodia e per una trama elettronica sintetizzata e compattata in tracce dal puro gusto pop. Per quel poco che ho ascoltato del Glo-fi, poche cose sono state più convincenti, brillanti e capaci di emergere per meriti per lo più personali da questo calderone ancora indefinito.
Sul suo sito ufficiale si può ascoltare per intero l'album, l'ascolto è consigliato: http://www.luckyshiner.com/
Siamo già a 10 settimane di vita e direi che ci meritamo un bonus, come quello offerto dai A Sunny Day in Glasgow ai loro fedeli ascoltatori. Originari della Philadelphia a dispetto del loro nome, i A Sunny Day in Glasgow offrono in omaggio sul loro sito tramite download Autumn, Again, un disco fatto di matieriale avanzato dai loro due precedenti lavori.
Simile a una lavatrice a cui non viene impedito di dividere i colori, la loro proposta è un dream-pop personalissimo e privo di confini, anche se si tenta di addomesticarlo con le regole del pop come in questo caso la copertina del disco fa notare; un flusso miracoloso che smacchia il grigiore autunnale e dona ai capi una luminosità multicolore, consigliato a chi ha bisogno di eliminare dal proprio armadio pensieri nocivi e ostinati.