30.3.11
29.3.11
Canzone della Settimana: The Wilhelm Scream
Secondo singolo per il londinese James Blake estratto dal suo debutto omonimo di quest'anno che ha stregato la critica e pure il pubblico inglese che l'ha celebrato nelle ottime classifiche di vendita.
Disco che viaggia tra le stanze sofferte di Bon Iver e i tratti elettronici dei concittadini xx, elementi che vengono amalgamati con risultati alterni. Alcune canzoni appaiono acerbe e senza una compiutezza e una rifinitura sonora adeguata, altre semplicemente sono perfette, dalla cover di Feist, Limit To Your Love (presa in simpatia pure da Linus), a The Wilhelm Scream che non è altro che una rielettura di un vecchio brano del padre, James Litheland, chitarrista progressive di fine anni 60' e autore di Where To Turn.
Il video di The Wilhelm Scream è altrettanto perfetto e fedele all' anima del brano: Un precipizio su cui si addensano tutti i resti di un' animo deflagrato inconsapevolmente, e su cui si sprofonda tra ostinazione e dolore.
A soli 22 anni James Blake ha già un futuro che viaggia a vele spiegate, in attesa di ulteriore maturazione.
Testo:
I don't know about my dreams
I don't know about my dreamin anymore.
All that I know is
I'm fallin, fallin, fallin, fallin.
Might as well fall in.
I don't know about my love.
I don't know about my lovin anymore.
All that I know is
I'm fallin, fallin, fallin, fallin.
Might as well fall in.
I don't know about my dreams
I don't know about my dreamin anymore.
All that I know is
I'm fallin, fallin, fallin, fallin.
Fallin.
I don't know about my love.
I don't know about my lovin anymore.
All that I know is
I'm lovin, fallin, lovin, lovin.
Might as well love you.
I don't know about my love.
I don't know about my lovin anymore.
All that I know is
I'm turnin, turnin, turnin, turnin,
Might as well turn in.
I don't know about my love.
I don't know about my lovin anymore.
All that I know is
I'm lovin, lovin, lovin, lovin.
Might as well love you.
I don't know about my dreams.
I don't know about my dreamin anymore.
All that I know is
I'm fallin, fallin, fallin, fallin.
Might as well fall in.
26.3.11
It's just a ride
A 17 anni dalla morte di Bill Hicks, in US verrà trasmesso il documentario "American: The Bill Hicks Story" che venne prodotto dopo la sua morte da parenti e amici del comico americano. Il documentario è disponibile da tempo gratuitamente sui canali streaming come Youtube anche in italiano. La mossa di riportare al cinema questo documentario è motivo di ricordare uno dei più grandi comici mai esistiti nell'era contemporanea, sottovalutato in patria, amato all'estero, è diventato il simbolo di come si possa trasformare la propria professione in un veicolo sociale con il quale è possibile stimolare il pensiero della massa, renderlo partecipe delle proprie preoccupazioni, smascherare false verità e far riflettere su avvenimenti importanti da un altro punto di vista. Oltre a esortare tutti quelli che non conosco questo artista a cercare i propri video su Youtube con i sottotitoli in italiano, lascio una canzone dei Tool estratta dall'album Aenema, sviluppato anche per la memoria del loro amico Bill Hicks. La canzone Aenima riporta all'interno del testo pensieri dell'ultima fase della vita del comico americano.
Some say the end is near.
Some say we'll see armageddon soon.
I certainly hope we will.
I sure could use a vacation from this
Some say we'll see armageddon soon.
I certainly hope we will.
I sure could use a vacation from this
Bullshit three ring circus sideshow of
Freaks
Freaks
Here in this hopeless fucking hole we call LA
The only way to fix it is to flush it all away.
Any fucking time. Any fucking day.
Learn to swim, I'll see you down in Arizona bay.
The only way to fix it is to flush it all away.
Any fucking time. Any fucking day.
Learn to swim, I'll see you down in Arizona bay.
Fret for your figure and
Fret for your latte and
Fret for your hairpiece and
Fret for your lawsuit and
Fret for your prozac and
Fret for your pilot and
Fret for your contract and
Fret for your car.
Fret for your latte and
Fret for your hairpiece and
Fret for your lawsuit and
Fret for your prozac and
Fret for your pilot and
Fret for your contract and
Fret for your car.
It's a
Bullshit three ring circus sideshow of
Freaks
Bullshit three ring circus sideshow of
Freaks
Here in this hopeless fucking hole we call LA
The only way to fix it is to flush it all away.
Any fucking time. Any fucking day.
Learn to swim, I'll see you down in Arizona bay.
The only way to fix it is to flush it all away.
Any fucking time. Any fucking day.
Learn to swim, I'll see you down in Arizona bay.
Some say a comet will fall from the sky.
Followed by meteor showers and tidal waves.
Followed by faultlines that cannot sit still.
Followed by millions of dumbfounded dipshits.
Followed by meteor showers and tidal waves.
Followed by faultlines that cannot sit still.
Followed by millions of dumbfounded dipshits.
Some say the end is near.
Some say we'll see armageddon soon.
I certainly hope we will cuz
I sure could use a vacation from this
Some say we'll see armageddon soon.
I certainly hope we will cuz
I sure could use a vacation from this
Silly shit, stupid shit...
One great big festering neon distraction,
I've a suggestion to keep you all occupied.
I've a suggestion to keep you all occupied.
Learn to swim.
Mom's gonna fix it all soon.
Mom's comin' round to put it back the way it ought to be.
Mom's comin' round to put it back the way it ought to be.
Learn to swim.
Fuck L Ron Hubbard and
Fuck all his clones.
Fuck all those gun-toting
Hip gangster wannabes.
Fuck all his clones.
Fuck all those gun-toting
Hip gangster wannabes.
Learn to swim.
Fuck retro anything.
Fuck your tattoos.
Fuck all you junkies and
Fuck your short memory.
Fuck your tattoos.
Fuck all you junkies and
Fuck your short memory.
Learn to swim.
Fuck smiley glad-hands
With hidden agendas.
Fuck these dysfunctional,
Insecure actresses.
With hidden agendas.
Fuck these dysfunctional,
Insecure actresses.
Learn to swim.
Cuz I'm praying for rain
And I'm praying for tidal waves
I wanna see the ground give way.
I wanna watch it all go down.
Mom please flush it all away.
I wanna watch it go right in and down.
I wanna watch it go right in.
Watch you flush it all away.
And I'm praying for tidal waves
I wanna see the ground give way.
I wanna watch it all go down.
Mom please flush it all away.
I wanna watch it go right in and down.
I wanna watch it go right in.
Watch you flush it all away.
Time to bring it down again.
Don't just call me pessimist.
Try and read between the lines.
Don't just call me pessimist.
Try and read between the lines.
I can't imagine why you wouldn't
Welcome any change, my friend.
Welcome any change, my friend.
I wanna see it all come down.
suck it down.
flush it down.
suck it down.
flush it down.
21.3.11
My Chosen One
Non trovo niente di divertente, di ombellicale, e di autocompiaciuto nell' appassionarsi pubblicamente a un concetto di musica "indie" o dalla sostanza impopolare, spesso capita di trovarmi davanti ad accuse del genere che trovo così deboli e figlie di una insicurezza recondita nelle ragioni di chi non riesce a superare lo steccato imposto dal mercato, lo stesso però che ti permette di affezionarsi ad artisti che ti propongono una certezza di coralità, di condivisione più facile con altre persone, e di essere complici e spettatori di qualcosa di concreto e importante, perciò comprendo bene il disagio con cui si rispettano questi limiti.Perchè nello specifico caso dei Guillemots, non è divertente avere a cuore una band che fa puro pop senza che questo significhi sacrificare un immaginario e una condivisione d'intenti poco avvezza ad accettare alcune regole. Il risultato per chi li segue è quello di ritrovarsi spettatori di tanto talento non riconosciuto a dovere; niente condivisione, pochi concerti, niente intimo orgoglio.
Il motivo si può anche individuare nella genesi della band che si forma nel 2004: Si parte da Birmingham, città natale per il leader Fyfe Dangerfield con molteplici presenze in gruppi tra i più disparati, ci si sposta a nord di Londra per reclutare il rude batterista Greig con precedenti folk irlandesi alle spalle, per partire poi alla volta del Canada e raggiungere la splendida contrabassista Aristazabal "Arista" Hawkes che ha appena concluso un tour sopra uno Yackt per le grazie di un misterioso miliardario, ed infine con naturalezza, concludiamo il viaggio in Brazile per affidarci nelle mani di MC Lord Magrão, ex chitarrista di una band Death Metal di San Paolo e arrivato a Londra come Arista per cercare fortuna. Non proprio l' immagine di un gruppo di studenti che si ritrovano a suonare nei fine settimana, il motivo per cui si sono uniti è ignoto, così come la certezza che alcune loro esperienze precedenti siano vere, quasi pericoloso scoprirlo, ne va del fascino per i piccoli miracoli.
L'esordio avviene nel 2006 in piena esplosione Revival-wave e della sua strumentalizzazione modaiola, il cosiddetto Indie, un corto circuito che ha contribuito a contaminare di pregiudizi, percorsi artistici preconfezionati, e di regole l'intera scena indipendente, tutte logiche che potrebbbero ingabbiare la musica dei Guillemots, ma che di principio le ignora.
Guillemots in italiano significa uccelli di mare, dettaglio che si estende nell' immaginario che la band vuole evocare. Sparsi sono i riferimenti naturalistici evidenti, mentre la musica e fedelmente l'incrocio delle influenze dei musicisti in questione, dalle partiture ritmiche tra soul e musica brasiliana, la testardaggine cronica della chitarra nel partorire suoni stratificati, nascosti, lontani dalla melodia pop inglese, alla sola presenza del contrabasso; questo per quanto riguarda i ruoli base dei componenti, in aggiunta ci sono Sax (!), trombe, una Orchestra messa a disposizione dalla Polydor (Major), Mellotron, e suoni e campanelli vari degni di una autentica bottega delle cianfrusaglie sonore.
In tutto questo le canzoni di natura pop britannica di Fyfe si colorano con invidiabile equilibrio e da lì prendono l'ispirazione e l'ampio respiro per canzoni a volte troppo estese per essere solo pop. Over the Stairs e São Paulo sono capolavori che vanno oltre gli 8 minuti e sono contenute rispettivamente nei primi lavori della band, L'Ep From the Cliffs (forse la loro vetta) e l'album Through the Windowpane, autentico classico pop inglese degli anni zero.
Esordio folgorante, una illimitata celebrazione fuori dal tempo e dalle mode della fragilità sentimentale, una mano tesa a rompere sostanzialmente ogni barriera fisica e mentale che ci impedisce di dialogare con l'esterno e con le persone più care, che sia il mondo immaginato con romantica ingenuità di We're Here dove la natura diventa una immensa pista da ballo, o la precaria confessione Buckeliana di Blue Would Still Be Blue, il tutto subliminato da If The World Ends, "One of The Last Love Song On This Little Planet".
Nell' esordio dei Guillemots ho paradossalmente ritrovato gli stessi connotati di Parachutes dei Coldplay, primo cd che acquistai di mia volontà; la magia della musica che ti conosce troppo bene, che si avvicina così tanto a raffigurare e a ricordare quello che sei e che inevitabilmente provi nel profondo, con i pro e i contro del caso, le immagini evocate e che ti circondano al primo ascolto diventano indelebili e il cuore si sgretola inesorabilmente, c'è solo da arrendersi, pure ai compagni di classe che ti guardano sconcertati con le tue cuffie alle orecchie.
Poi la vita continua, se i Coldplay ora li conoscono pure i nonni c'è chi ancora non si diverte a seguire altri idoli perdersi completamente per fallire il fatidico appuntamento con il secondo album, Red, una sorta di compromesso electro-pop commerciale davvero limitativo e a tratti imbarazzante, con qualche fascinazione alla studio Ghibli e follie sonore ormai standard a cercare di ravvivare la situazione, la loro finestra stavolta non si apre, e le sofferenze aumentano di fronte a Walk the River, terzo album in arrivo ad Aprile anticipato da due singoli agli antipodi.
Però non è divertente nemmeno abandonare la nave e non provare gratitudine per la musica e per delle persone sconosciute, pensiero magari considerato altrettanto patetico come i sentimenti esposti dalla band per alcuni che poi seguono l'onda anomala e cambiano artisti e genere di preferenza con scioltezza felina, magari dove non ci sono etichette o stereotipi che reggono, in quel caso whatever, mi tengo i miei guai.
www.guillemots.com
Soundcloud
Testo:
Fell in love with a boy
Grew tired of it
Fell in love with the world
Yearned to fire from it
Fell in love with the sand
Broke it off for the breeze
Broke it off for the weather
Walking slowly through space
Pleased and terrified
Backing out of the race
Extra edified
I want my sentences back
Can't remember their faces
And I'm still here
Holding on, and nothing, man
Stand on my life
Rewriting my delivery
Walk the river
Like a haunted animal
Everything was the life
The summer holidays
Christmastime in the dry
Always out of rain
Sit down and fall on a star
Did someone mention the weather
Did someone mention the weather
And I'm still here
Holding on, and nothing, man
Stand on my life
Here is my delivery
Walk the river
Like a haunted animal
It's an endless conversation
With an endless voice over endless fascination
Over endless choice and my heart's going out of missions on imagined motorways
I never said I was right, I just hoped you thought it anyway
Walk the river
Like a haunted animal
Walk the river
Like a haunted animal
Walk the river
Like a haunted animal
Walk the river
You haunted animal
Walk the river
We have lost all animals
20.3.11
Enrico Ghezzi - Cinema e Videogioco
Enrico Ghezzi affronta la tematica del 3D comparsa nel cinema grazie all'uscita di Avatar di James Cameron e tutte le sue conseguenze, analizzando la via di fuga che potrebbe avere il videogioco dalla troppa comparazione con il cinema.
Una delle ipotetiche "vie di fuga" è la capacità di socializzare con il giocatore, la capacità di alienare, la capacità di penetrare prepotentemente nella vita di ogni giocatore. Un videogioco "quasi infinito", che porta sempre al game over, ma che spinge sempre nella sfida, che si inculca nella mente e che diventa naturale ogni volta che lo riprendiamo, anche a distanza di anni. Tetris è l'esempio portato da Ghezzi come videogioco che riesce concettualmente e praticamente nell'intraprendere una via di fuga assolutamente opposta dal fotorealismo, nega ogni contatto con la realtà, porta tutti coloro che ci giocano in un mondo totalmente irreale. Quindi la spinta verso il reale, la ricerca continua nel voler essere più reale della realtà è la via più banale e la via più corta.
Impressioni che a livello di marketing e mercato rispecchiamo l'esatto opposto di quello che sta accadendo oggi, ma che si è consapevoli che dopo tutto questa banalizzazione non può che durare poco, ma comunque non si vuole e/o non si riesce ad uscire dalla spirale che è stata innescata sulla tecnologia, sul fotorealismo, sul perfezionarsi sempre di più per raggiungere vette sempre più alte di realismo dove abitare, nascondersi e viverci a discapito di infiniti mondi digitali possibili da creare.
19.3.11
Epic dungeon is Epic!
Continua il nostro navigare nel mare (meglio dire oceano) dei titoli Xbox Live Indie; oggi ci imbattiamo in una dolce spiaggia chiamata Epic Dungeon, epico non solo nel nome. Con il solito euro da spendere possiamo mettere le mani su un titolo che riesuma un vecchio modo di fare videogioco: i Giochi di Ruolo su Dungeon. Sono quei giochi che hanno trovato la loro fortuna su PC e console negli anni '80. Il gioco consiste in una discesa inesorabile in un dungeon pululante di mostri, denari, tesori, stanze nascoste, trappole e negozi dove acquistare oggetti ed equipaggiamenti. Il gioco è minimale: grafica bidimensionale "old-style" con la possibilità di fare zoom out e zoom in con la telecamera, personaggi e mostri costruiti con pochi e semplici pixel, ambiente di gioco povero di dettagli che riesce a modificarsi, mescolarsi ed ingannarti ogni volta che tu inizi una sessione di esplorazione. I personaggi da scegliere non sono molto classici: abbiamo il berserk, lo sciamano, il geniere e la maga. Ognuno possiede una tecnica principale assegnata ad un tasto, l'attacco primario è automatico nella direzione in cui noi decidiamo di muoverci, però si aziona quando sulla nostra strada ci scontriamo con un mostro. L'inventario è piuttosto soddisfacente come grandezza e l'equipaggiamento risulta molto classico: arma, armatura, collana ed anello. Le statistiche sono: attacco, difesa, destrezza e fortuna. Infine abbiano un'altra finestra con le abilità come la rigenerazione, l'attacco a 180°, la magia, la maledizione e la creazione di sfere difensive. Il gioco si arricchisce di fosse dove si trasforma in un platform bidimensionale dove possiamo saltare da una piattaforma all'altra e raccogliere più monete possibile prima di cadere nel livello inferiore. I punti interrogativi, invece, mettono in scena situazioni a scelta multipla completamente testuali che richiamano l'immaginario che si aveva negli anni '80 di questo tipo di videogiochi.
Epic Dungeon si dimostra non solo divertente nella sua semplicità di utilizzo, ma anche spensierato nel suo approcio, competitivo nei confronti del giocatore, capace di farci rilassare anche quando incontriamo l'ennesimo game over e divertire quando nella partita successiva troviamo la lapide del personaggio precedente. Il tempo sembra volare quando cominciamo una partita, le fasi di ragionamento sono ridotte all'osso, il divertimento è quasi istantaneo e per un momento non sembra di giocare su una console casalinga, dove le "regole su come creare un videogioco" sembrano andare contro ad un'esperienza del genere. Sembra quasi un gioco portatile, vista l'immediatezza dell'azione e le molte possibilità di salvare le proprie statistiche. Un ottimo gioco che non ha bisogno di trame, perchè già le nostre azioni colmano il lato narrativo, non ha bisogno di preparazione vista la semplicità di utilizzo e non ha bisogno di un assiduo allenamento per chi è abituato a giocare. Un passatempo veramente ottimo che ogni tanto serve e deve essere valorizzato per quello che è: un epico passatempo.
http://marketplace.xbox.com/it-IT/Product/Epic-Dungeon/66acd000-77fe-1000-9115-d80258550706
Epic Dungeon si dimostra non solo divertente nella sua semplicità di utilizzo, ma anche spensierato nel suo approcio, competitivo nei confronti del giocatore, capace di farci rilassare anche quando incontriamo l'ennesimo game over e divertire quando nella partita successiva troviamo la lapide del personaggio precedente. Il tempo sembra volare quando cominciamo una partita, le fasi di ragionamento sono ridotte all'osso, il divertimento è quasi istantaneo e per un momento non sembra di giocare su una console casalinga, dove le "regole su come creare un videogioco" sembrano andare contro ad un'esperienza del genere. Sembra quasi un gioco portatile, vista l'immediatezza dell'azione e le molte possibilità di salvare le proprie statistiche. Un ottimo gioco che non ha bisogno di trame, perchè già le nostre azioni colmano il lato narrativo, non ha bisogno di preparazione vista la semplicità di utilizzo e non ha bisogno di un assiduo allenamento per chi è abituato a giocare. Un passatempo veramente ottimo che ogni tanto serve e deve essere valorizzato per quello che è: un epico passatempo.
http://marketplace.xbox.com/it-IT/Product/Epic-Dungeon/66acd000-77fe-1000-9115-d80258550706
15.3.11
Correva l'anno 20XX quando...
La piattaforma Xbox Live Indie Games dedicata a tutti i piccolissimi sviluppatori è una fucina in fermento, ogni giorno c'è sempre qualche release, i giochi sono così tanti che sembra di entrare in una selva oscura quando consultiamo il catalogo giochi, per fortuna internet ci viene incontro. Breath of Death VII è uno di quei giochi per cui vale la pena fare qualche ricerca e perdere pochi minuti per conoscere i giochi più belli usciti finora e tra la marea di platform e sparatutto, un RPG in stile Giapponese risalta molto. Alla modica cifra di 1€ (80 Microsoft Points) possiamo portarci a casa uno dei pochi esempi di come si dovrebbe sviluppare un gioco a budget bassissimo. Già dal titolo il videogioco appare una chiara citazione alla generazione d'oro con un Breath che ricorda la serie Breath of Fire, Death che pronunciato a fine titolo ricorda vagamente la serie Dragon Quest e il sette in numero romani, chiaro ricordo dedicato a Final Fantasy VII.
Il gioco ci riporta ad una cura tecnica dell'era 8 Bit, dove i colori scarseggiavano, le ambientazioni erano composte da pochi elementi, i dungeon erano fin troppo caotici e illogici, gli sfondi durante le battaglie erano inesistenti.
In BoD però non si cerca la sola citazione, ma gli sviluppatori modellano una formula magica, un sigillo di qualità che contraddistinguerà i loro futuri prodotti ovvero un contatore di battaglie in ogni dungeon e world map, la possibilità di combattere selezionando "Fight" dal menù e il contatore di Combo presente durante i combattimenti che ci permette di aumentare il danno di determinate tecniche. Piccoli dettagli che vanno a creare una originale modo di giocare, riconoscibili tra tanti sia in questo videogioco che in altri dello stesso sviluppatore. Formarsi un'identità ben precisa è stata la scommessa vinta dal gioco che offre una storia molto classica e semplice ma che viene ricordata con tenerezza da chi ha ancora vividi ricordi dei primi JRPG usciti su NES/SNES. La comicità è la carta vincente per guardare oltre l'aspetto estetico e cominciare ad apprezzare i dialoghi tra i vari personaggi, tutti strani e particolari.
L'ambientazione fantasy è presente, ma poco marcata, i personaggi mostruosi (Dem lo scheletro, Sara lo spettro, Lita la vampira ed Erik lo zombie) sono i soli protagonisti assoluti del gioco, si sostengono e si mantengono tutti allo stesso livello d'interesse, le gag inserite dagli sviluppatori come parodia dei vecchi jrpg strappano più di un sorriso e il sistema di combattimento semplice, veloce e strategico ci attraggono come calamite. Difficile pensare di spendere meglio 1€ in videogiochi, sopratutto quando uno di questi ti risveglia un interesse lontano come quello di prendere in mano qualche JRPG rimasto ad ammuffine sulla libreria. L'uscita della versione migliorata di Cthulhu Saves The World ci permetterà di parlare ancora su questo blog degli sviluppatori del gioco: gli Zeboyd Games!
http://marketplace.xbox.com/it-IT/Product/Breath-of-Death-VII/66acd000-77fe-1000-9115-d802585504bd
http://zeboyd.com/
Il gioco ci riporta ad una cura tecnica dell'era 8 Bit, dove i colori scarseggiavano, le ambientazioni erano composte da pochi elementi, i dungeon erano fin troppo caotici e illogici, gli sfondi durante le battaglie erano inesistenti.
In BoD però non si cerca la sola citazione, ma gli sviluppatori modellano una formula magica, un sigillo di qualità che contraddistinguerà i loro futuri prodotti ovvero un contatore di battaglie in ogni dungeon e world map, la possibilità di combattere selezionando "Fight" dal menù e il contatore di Combo presente durante i combattimenti che ci permette di aumentare il danno di determinate tecniche. Piccoli dettagli che vanno a creare una originale modo di giocare, riconoscibili tra tanti sia in questo videogioco che in altri dello stesso sviluppatore. Formarsi un'identità ben precisa è stata la scommessa vinta dal gioco che offre una storia molto classica e semplice ma che viene ricordata con tenerezza da chi ha ancora vividi ricordi dei primi JRPG usciti su NES/SNES. La comicità è la carta vincente per guardare oltre l'aspetto estetico e cominciare ad apprezzare i dialoghi tra i vari personaggi, tutti strani e particolari.
L'ambientazione fantasy è presente, ma poco marcata, i personaggi mostruosi (Dem lo scheletro, Sara lo spettro, Lita la vampira ed Erik lo zombie) sono i soli protagonisti assoluti del gioco, si sostengono e si mantengono tutti allo stesso livello d'interesse, le gag inserite dagli sviluppatori come parodia dei vecchi jrpg strappano più di un sorriso e il sistema di combattimento semplice, veloce e strategico ci attraggono come calamite. Difficile pensare di spendere meglio 1€ in videogiochi, sopratutto quando uno di questi ti risveglia un interesse lontano come quello di prendere in mano qualche JRPG rimasto ad ammuffine sulla libreria. L'uscita della versione migliorata di Cthulhu Saves The World ci permetterà di parlare ancora su questo blog degli sviluppatori del gioco: gli Zeboyd Games!
http://marketplace.xbox.com/it-IT/Product/Breath-of-Death-VII/66acd000-77fe-1000-9115-d802585504bd
http://zeboyd.com/
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